Bassano Wine Festival – 2° edizione

(Seconda parte)

Amici, spero che l’attesa per questa seconda parte non sia stata troppo lunga. Se non sbaglio l’ultima tappa del nostro viaggio a ritroso dell’Italia, era nel foggiano e per la precisione nella cittadina di Troia. Salutato questo scenario per l’ultima volta, prendiamo virtualmente la nostra macchina ed iniziamo a percorrere lo stivale fino al cuore dell’Umbria rappresentata dalla provincia di Perugia.

All’interno di questo territorio conosciamo la Signora Maria Rosa Bartoloni proprietaria della Cantina Bartoloni.

Situata sotto i Monti Martani a circa 450 metri sul livello del mare, conta al momento 6 ettari con altri 3 in procinto di essere acquistati a breve.

“Le nostre vigne crescono su terreni spogli” rileva immediatamente la mia intervistata “Sono state piantate dai miei avi sfruttando i solchi creati dalle bombe cadute durante la secondo guerra mondiale…calcola che fino a quel momento la zona era tutto un bosco incontaminato… oggi i miei vitigni sono circondati da secolari querceti”.

Elemento quest’ultimo molto interessante che in qualche modo si percepisce nei suoi vini, dei quali, né parleremo a breve. Inoltre; operano in biologico (raccolta a mano, non uso del diserbo sotto la file) anche sé per ammissione della stessa Maria Rosa “Non siamo certificati e forse non so nemmeno se certi schemi mi piacciono…a me interessa solamente che il vino siano sano...che piaccia e faccia star bene…inoltre non avendo intorno né fabbriche né grandi città…questo ci aiuta molto”

La collina umbra in fondo è questa.

Dei diversi figli che la Cantina Bartoloni ha presentato in fiera, c’è né sono un paio che hanno colpito la mia attenzione. Il primo soprannominato “Il Nobile” perché ispirato alla dominazione normanna dell’Umbria (la stessa etichetta richiama in maniera stilizzata un bassorilievo ornamentale che ricopriva uno scudo normanno ritrovato in zona), presenta un buon corpo corredato da un bel colore rosso rubino.

 

Dal punto di vista aromatico percepiamo ribes, fragola e frutti di sottobosco contornate da una bella rosa rossa e qualche accenno di speziature dolce (vaniglia, stecca di liquirizia). Gradevole ed elegante. Di un livello superiore, anche a livello di corpo, è il Montefalco Rosso (Sangiovese, Sagrantino, Merlot).

Rosso rubino pieno con note di frutta matura (lampone, fragola, prugna) accompagnate da un lieve balsamico e da una presenza più rilevante di profumi terziari. S’inizia a percepire tabacco e cuoio.

 

 

L’esplosione aromatica e di struttura arriva con il Sagrantino di Montefalco. Rosso granato, trama quasi impenetrabile; ha un’entrata in bocca piena, copiosa e complessa.

Bouquet aromatico vasto con una nota balsamica più decisa rispetto al precedente e con dei profumi da affinamento ben marcati: pepe nero, cacao, tabacco.

La tannicità si sente in maniera forte e decisa! A dir poco tosto! Pensate che tutti e tre questi vini fanno affinamento almeno per 3 anni (il Sagrantino ora in commercio è stato messo in botti di rovere francese nel 2008!).

Un lavoro certosino, ma soprattutto fatto di attese come rimarca la mia intervistata “La pazienza dell’aspettare dipende solamente da cosa vuoi ottenere te da quel vino, cosi come per il cibo, io voglio che quando si apra una mia bottiglia se ne parli per un’ora perché ad ogni minuto che passa, si sente quel qualcosa in più rispetto al minuto passato”

Questa è la magia del vino che ancora molti non riescono ad apprezzare nella sua totalità.

Prima di lasciare l’Umbria è risalire l’Italia per affrontare l’ultima tappa vi segnalo che la Cantina Bartoloni è in procinto d’entrare sul mercato con il suo primo bianco frutto della lavorazione del Trebbiano Spoletino. Attenderemo pazientemente.

In questo virtuale viaggio manca l’ultima tappa rappresentata dalla Liguria ed in particolare dallAzienda Agricola Cascina Praiè situata nel borgo di Colla Micheri (Savona) nella riviera ligure di ponente. Tale realtà, rappresentata all’evento dalla Signora Annamaria Corrent, con i suoi 8 ettari di matrice limosa/sassosa con scheletro affiorante opera in un ambiente difficile sia per la coltivazione, sia per la raccolta.

“Spesso” rimarca la mia intervistata “La viticultura ligure viene chiamata anche eroica perché abbiamo questi terrazzamenti a picco sul mare che non consentono la meccanizzazione….anche lo stesso impianto del vigneto viene fatto manualmente perché è tutto molto difficile”

Questo è il bello ma anche il brutto della Liguria; una fantastica striscia di terra rubata al mare! Le stesse rese ad ettaro sono basse (60/70 quintali) ma le uve che crescono su questi terreni presentano una mineralità e freschezza invidiabile.

Caratteristiche quest’ultime che rappresentano in pieno il “MaRì” ottenuto dalla lavorazione di un vitigno autoctono della zona chiamato Lumassina. Proveniente da una limitatissima zona tra Spotorno e Finale Ligure è sempre stato considerato dai liguri il vino del contadino per la sua semplicità. Frizzante con rifermentazione in bottiglia si percepisce in maniera netta aromi di pesca la mela.

Anche se calmierata dalla lavorazione; la vivacità del vitigno si sente

 

Con una struttura già più evoluta si presentano i due Pigati di loro produzione “Il Canneto” e “Le Cicale”.

Tra i due; la mia preferenza va al secondo non solo per un colore più carico ma anche perché ti ritrovi letteralmente ad annusare la macchia mediterranea (aroma di salvia avvolgente) con l’aggiunta di quelle note iodate date dalla brezza del Mar Ligure (I terreni dove cresce il Pigato, sono quasi a 600 metri sul livello del mare). Infine; abbiamo il Vermentino “Colla Micheri”.

Un bel giallo paglierino, minerale, sapido ma nello stesso tempo presenta una bella morbidezza.

 

La Liguria è conosciuta per lo più per la produzione di vitigni a bacca bianca ma questa terra presente dei vini rossi niente male come nel caso dello “Sciurbi”.

Lavorato con sole uve di Granaccia (Vedi Grenache in Francia) possiede un bel rosso rubino intenso con qualche riflesso granato. Di corpo, se non addirittura robusto sotto alcuni aspetti; ha un buon spettro aromatico, dove percepiamo confettura di frutti rossi, viola appassita e qualcosina di Ginepro.

Un rosso che non ti aspetti ma che rappresenta molto bene questa parte di Liguria. “Per me” termina la Signora Annamaria “Il vino è passione, lavoro ma soprattutto ricerca perché la nostra terra ha tante chicche che valgono la pena di far conoscere”.

Amici lettori, anche questa volta siamo giunti al termine del viaggio e spero che vi siate divertiti.

Per un po’ di tempo non sono previsti altri tour ma sicuramente riprenderò a marciare lungo lo stivale alla ricerca di altre mille golosità.

Alla prossima!