CittadellArteVino

Seconda parte

Il nostro tour all’interno dell’evento Cittadellartevino continua: tra un panino ripieno con hamburger di petto d’anatra e bocconcini di formaggio stagionato ottenuto con latte ovino, ho conosciuto altre due realtà vinicole molto interessanti e pieni di prospettive per il futuro. Prima di parlarvene più da vicino, vorrei complimentarmi con l’ente che ha organizzato tale evento. In particolare modo sono stato colpito dall’ampia scelta enogastronomica presente all’interno della Villa e sono sicuro che anche gli altri visitatori abbiano apprezzato questa varietà. Dalla birra al vino passando per lo street food, ognuno di noi si è portato a casa qualcosa di buono.

Inoltre apprezzo il fatto che durante la giornata di domenica siano state realizzate delle masterclass specifiche dedicate alla degustazione; il miglior modo possibile di avvicinare le persone a questo meraviglioso mondo.

 Dopo questo doveroso ringraziamento e giusto ritornare dove ci eravamo interrotti: le aziende vinicole. Come accennato precedentemente, ora ci trasferiamo al Sud (in particolare in Puglia) dove conosceremo due aziende gestite da imprenditori veneti ma con radici ben salde nei terreni pugliesi.

La prima azienda della quale vi parlerà si trova a San Giorgio Ionico (in provincia di Taranto) e prende il nome di Terra del Feudo. All’evento era rappresentata da una delle socie del progetto, la Signora Paola Mietto. Si tratta di una realtà relativamente giovane fondata da otto amiche, alcune di origine venete altre tarantine, che circa 10 anni fa hanno deciso di produrre vino sfruttando alcuni terreni agricoli in zona Taranto. Si tratta circa di 50 ettari sparsi tra il comune di Taranto, Pulsano e San Giorgio Ionico.

Siamo all’inizio della Valle d’Itria in una zona di terreni calcarei dove la brezza di mare fa sentire il proprio speso specifico. Le uve oltre a essere sollecitate dagli aromi iodati provenienti dal mare sono soggette a venti tendenzialmente freddi che provengono dalla Valle d’Itria che oltre a favorire la pulizia degli acini, creano un’ottima escursione termica tra il giorno e la notte.

Al momento tale azienda si è concentrata sulla coltivazione e spumantizzazione attraverso il metodo Charmat del Pinot Nero e dello Chardonnay che si concretizzano nella realizzazione di due brut millesimati dal carattere forte e acceso.

“La scelta di puntare su questi due vitigni” sottolinea la mia intervistata “È stata attuata dopo una attenta analisi dei terreni da parte dei nostri agronomi tenendo bene il mente l’obiettivo finale che tutte noi socie vogliamo raggiungere: produrre vini spumanti di qualità sia attraverso il metodo Charmat, sia metodo classico … noi tutte siamo convinte che il Sud possa dare vini spumantizzati che non abbiano nulla da invidiare a quelli realizzati in zone più portate alla realizzazione di questi prodotti” .

In effetti, il loro Blanc de Noir denominato Giulio, ottenuto con uve di solo Pinot Nero si presenta ai nostri occhi con un ottimo perlage formato da bollicine fini e persistenti.

Al naso, veniamo subito colpiti da una accesa nota minerale che richiama la grafite seguita da richiami agrumati come il cedro e la scorza di limone. Produce in bocca una buona freschezza e acidità, trattandosi inoltre di un Brut con basso dosaggio zuccherino, le bollicine fanno sentire il loro peso specifico all’interno del palato.

Quest’azienda non soddisfa solamente gli amanti delle bollicine, infatti sono presenti due vini fermi ottenuti anch’essi dalla lavorazione in purezza dei vitigni appena citati. In particolare il mio naso si è soffermato sul loro Chardonnay in purezza denominato Alessandra e Francesco dove si nota l’influenza di questi terreni calcarei. Dal bel colore giallo paglierino pieno, presenta un bouquet aromatico tipico per la natura: note di ginestra, frutta esotica e qualche richiamo minerale si sentono forti e chiare. In bocca si sente una buona mineralità che da freschezza e tono al vino. Produce buona salivazione e pizzica lievemente il palato.

Un vino giovane e dalla pronta beva. Stuzzica il palato in maniera gradevole.

Un’azienda sicuramente interessante e in continua crescita che ha già previsto l’introduzione di un nuova etichetta per il prossimo anno. Volete scoprire di cosa si tratta? Dovrete aspettare.

Non tanto distante dall’azienda appena descritta è presente l’ultima della quattro realtà che ho incrociato nel mio viaggio a Cittadellartevino. Si tratta dell’azienda Terra dei Turchi rappresentata all’evento dal Signor Messina Carmine, uno dei due soci fondatori.

Ubicata a 5 km a Nord dalla città di Otranto possiede circa 4 ettari di terreno a distanza di 200 metri dal litorale. Anche questi terreni come quelli della precedente azienda sono di natura calcare. Si tratta di una terra che non ha bisogno di acqua se non quella necessaria perché le vigne traggono nutrimento sfruttando l’umidità che si forma sotto il terreno stesso.

Ovviamente i vitigni principali di quest’azienda sono il Negramaro e il Primitivo di Manduria, ma tra le varie etichette presenti la mia attenzione è subito caduta su un Bianco IGP della linea L’essenza di Puglia ottenuto dalla vinificazione  della Malvasia e dalla Garganega vicentina. “Si tratta per quanto riguarda la Garganega” sottolinea il mio intervistato “Di un esperimento per portare un po’ della mia terra vicentina al sud e devo dire che i risultati sono stati eccellenti”

Al naso si presenta con note fruttate e agrumate ben decise e con una freschezza invidiabile.

Di natura ben diversa si presentano i rossi di “casa” anche se per stessa scelta del produttore non sono aggressivi come ci si aspetterebbe da un Negroamaro o Primitivo. Questa maggior rotondità e morbidezza è data dall’intervento della barrique (di primo passaggio) che hanno domato l’aggressività dei tannini di entrambi i vitigni. In particolare, il mio palato ha maggiormente apprezzato il Primitivo di Manduria affinato per ben un anno in barrique.

Dal colore rosso rubino scuro con trame molto fitte; presentava uno spettro aromatico complesso dove marasca, fiori rossi appassiti e un percettibile nota balsamica si facevo largo all’interno delle mie narici.

In seconda battuta sono arrivate le sensazione di speziatura dolce date al legno: liquirizia e pepe. L’entrata in bocca era piena. Si percepisce che si tratta di un vino caldo, tannico e con una più che discreta morbidezza anche se la vigoria di questo vitigno si fa ancora sentire.

Un pelino più morbido (la valutazione è personale) e meno aggressivo del precedente si dimostra il Negramaro Le Mura dove il tannino sembra più mitigato del precedente.

Nel complesso si dimostrano due interessanti vini che vale la pena conoscere.

“Una cosa che ci tengo molto a dire ai clienti” sottolinea il mio intervistato “É che pur non essendo certificati biologici attuiamo tutte quelle metodologie come se lo fossimo, noi non diserbiamo, si va in vigna a togliere l’erba a mano e l’unico trattamento che utilizziamo è il rame/zolfo … certo possono accadere stagioni dove la vigna di può ammalare ed in quel caso bisogna agire di conseguenza ma speriamo che questo non accada mai”

Una scelta coraggiosa ma allo stesso consapevole perché si tratta sempre di aspettare e rispettare i ritmi di madre natura.

Amici del Gulliver spero che questo viaggio tra i vigneti vi abbia emozionato. Ci vediamo presto.