Cosmofood prima parte

 

Cari amici scusate per l'attesa, ma in queste settimane il vostro Gulliver è stato molto indaffarato a catalogare tutto il materiale raccolto durante la giornata vicentina in quel di Cosmofood; manifestazione che dai brevi post introduttivi presenti sulla pagina FB del Gulliver mi ha dato una serie di numerosi spunti. Tra interviste, degustazioni giudate ed assaggi son venuto a contatto con molte realtà della scenario enogastronomico italiano che vale la pena conoscere.

 Questa manifestazione giusta alla sua quarta edizione mette in mostra il mondo del food a 360° gradi : dall'aziende produttrici di cucine per la ristorazione alle scuole di formazione per gli chef del domani fino alla parte che mi ha coinvolto più da vicino composta per l'appunto da piccole reltà agroalimentari alle quali l'organizzazione ha dedicato un intero padiglione.

 

All'interno di questo padiglione sembrava d'essere immersi in un'isola dove ad ogni passo era possibile assaporare un pezzo d'Italia : dalla distilleria Aostana Saint-Roch con il suo GNP e relativi trasformati fino alla piccola azienda di Favignana che proponeva le sue delizie al Tonno Rosso per non parlare dei diversi caseifici presenti.

In questo immenso puzzle dove i miei sensi sono andati in tilt più di una volta vorrei farvi conoscere alcuni "pezzi" che mi hanno particolarmente colpito.

 La prima menzione, se così si può dire, va all'Azienda Agricola Provenzano di San Giuseppe Jato presenta alla manifestazione con le sorelle Provenzano. Questa piccola realtà lavora seguendo i disciplinari della cultura biologica ed è presente sul territorio siciliano da molto tempo, ma ha iniziato a vinificare in proprio solo pochi anni fa. La loro proposta s'incentra sulla lavorazione di vitigni autoctoni siciliani: dal Perricone al Grecanico passando per il Nero d'Avola. Disquisendo con la Signora Provvidenza son venuto a sapere che il suo prodotto prediletto è il Perricone od anche Pignatello per gli abitanti della Trinacria.

 Il Perricone è un vitigno molto antico coltivato esclusivamente nelle provincie di Palermo e Trapani e per la famiglia Provenzano rappresenta una scommessa perchè le grandi aziende vinicole utilizzato le uve del Perricone per tagliare altri vini mentre loro hanno deciso di vinifacarlo in purezza.

Appena versato emerge in tutto il suo splendore con un colore rosso rubino carico e dal primo assaggio mi sono subito accorto che ci troviamo di fronte ad un vino corposo. I profumi di frutta rossa matura si sentono in tutta la loro ampiezza. Un vino robusto come la terra dalla quale proviene.

 

 

 

A mia domanda precisa sulla tipologia di messaggio che vuole trasmettere ai propri clienti la Signora Provenzano rispose in maniera chiara "vogliamo trasmettere il vero concetto di vino inteso come succo d'uva con bassi contenuti di solfiti. Un vino più naturale possibile. Il nostro punto di forza è l'uva non i solfiti".

 

 

 

Poco prima di lasciare la Signora Provenzano ai successivi visitatori son venuto a scoprire che il loro prodotto che va per la maggiore in Sicilia è un Extra-Dry che subisce il processo di spumantizzazione nella marca trevigiana. Questo sono le cose che ci piacciono.

Dopo questa prima puntata in terra sicula ho ripreso il mio girovagare tra i diversi stand presenti all'interno del padiglione 7. Quasi per contraltare la mia attenzione, vuoi per le origini della mia famiglia o vuoi per l'ora (quasi l'una), è cascata sul pastificio artigianale Pasta & Company ubicato a Rivalta di Torino. Si tratta di un pastificio nato circa 20 anni fa per volontà dei fratelli Girardi che grazie ad una precedente esperienza nel mondo della panificazione hanno deciso d'investire sul mondo della pasta fresca partendo dai mercati rionali di Torino. Il loro prodotto di punta da buon pastificio piemontese è l'Agnolotto "Gran Torino" che ha ottenuto la certificazione DE.CO da parte della regione Piemonte.

Intervistando uno dei fratelli Girardi presenti alla manifestazione, son venuto a sapere che oltre a non essere presenti all'interno della GDO per scelta aziendale (presenti sul territorio italiano con 140 rivenditori a marchio); utilizzano quasi esclusivamente materie prime piemonesi a partire dalle carni fino alle farine. "Da noi né olio di palma nè gluttamato entrano in azienda" sentezia il Signor Girardi. L'agnolotto od "agnellotto" (così in antichità veniva chiamato) non è l'unica proposta del pastificio. Lo stesso Signor Girardi mi disse che all'estero vanno di più i prodotti a base vegetale (Francia e Germania).

Pur avendo numeri importanti (200 dipendenti, 60% di export) l'artigianalità si sente in tutta la  sua pienezza appena ho addentato un loro agnolotto. Quel ripieno di carne arrosto è inconfondibile.

  Cari amici Gulliveriani, sicuramente non tutti voi siete amanti delle paste fresche ripiene, ma per chi è ghiotto vi dò il consiglio nel caso lo trovaste in giro di provare il loro agnolotto soprattutto in questi mesi invernali. 

A questo punto di domanderete : Caro Gulliver oltre all'aziende hai fatto qualche degustazione? Hai visto qualche show cooking? Nei precedenti interventi hai sempre scritto qualcosa a riguardo. Non vi preoccupate cari amici che nella seconda parte ci sarà una gustosa ed alcolica sorpresa.

 

Alla seconda parte dal vostro Gulliver.