Divino Nordest – Seconda parte

Hotel Crown Plaza – Quarto d’Altino

Amici Gulliveriani spero che l’attesa non vi abbiamo indispettito ma visto il materiale che ho raccolto in questa intensa giornata era necessario dividere l’intervento in due parti. Come vi avevo scritto nel primo articolo; ho voluto dedicare la mia attenzione quasi totale al Friuli Venezia Giulia in tutte le sue declinazioni.

Se prima abbiamo conosciuto un’azienda del Carso ed una del Pordenonese, ora tocca alla terza zona enologicamente interessante del Friuli: i Colli Orientali.

Per questa zona vi voglio far conoscere l’Azienda Magnolia che a Divino Nordest era presente con la sua responsabile commerciale Sabrina. Ubicata a Spessa di Cividale, detiene i propri terreni marnosi (ideali per i vitigni a bacca bianca) vicino allo stabilimento di produzione e tutti sotto il comune di Cividale (in confronto ad altre aziende una fortuna non da poco).

Il primo concetto che la mia intervistata ha subito messo in chiaro è che la produzione si basa quasi esclusivamente sui monovitigni, infatti tranne una proposta che prende il nome di “Ubi es” (più tardi ve né parlerò) tutti gli altri sono lavorati in purezza e tra questi, quello che sta emergendo secondo Sabrina è la Ribolla Gialla.

La loro Ribolla (quella presente alla manifestazione era del 2016) subisce una veloce e semplice vinificazione in bianco per mantenere la tipicità del vitigno (tutto acciaio) ed infatti gli aromi al naso si sentono più che discretamente nonostante il mio olfatto sia stato messo alla prova dalle quattro ore precedenti di manifestazione.

 L’acidità è presente, anche se meno spiccata rispetto ad altre Ribolle assaggiate in passato (non fa macerazione e si sente) ma risulta coerente con quello che la mia intervistata dice “Noi proponiamo vini non troppo impegnativi e pesanti perché vogliamo dare alle persone la possibilità di bere anche a pasto questi prodotti. Sono freschi, beverini ma nello stesso tempo mantengono la tipicità che i nostri clienti richiedono. I nostri vini, compresi i rossi, sono fondamentalmente da bere dell’arco di due o tre anni”

Il nome come potete immaginare deriva dal fatto che all’entrata dell’azienda c’è una gigante magnolia di oltre 200 anni che copre quasi tutta la casa e quando fiorisce inonda con il suo aroma tutti gli uffici e la cantina stessa. Non solo colpisce il nome, ma anche il Claim “Questo Friuli” crea un buon impatto.

Questo claim è frutto di una scelta precisa aziendale di far conoscere una volta per tutte questa regione, perché ancor’oggi, come la stessa Sabrina conferma “Molti non sanno ancora collocare il Friuli e per far capire dove ci troviamo, soprattutto con i clienti esteri, dobbiamo citare Venezia ed onestamente questo svilisce il concetto di tipicità che vogliamo trasmettere”

”Per me” continua Sabrina “il vino è Emozione, Friuli perché per me è terra di vino e Socialità perché è qualcosa che accomuna e lega le persone” Vi ricordate che prima vi ho lasciato in sospeso con “Ubi es”? Ora vi svelo il mistero! Si tratta di un vino dedicato alla scomparsa del fratello della proprietaria avvenuta circa vent’anni anni e rappresenta l’unico “taglio” che l’azienda propone (50 %Schiopettino 50% Merlot).

Le uve solo in questo caso vengono appassite per circa due settimane per poi venire vinificate assieme e passate in barriques di terza o quarta generazione per circa 8/9 mesi. Un vino corposo con il suo bel colore rosso rubino intenso dove si percepiscono sentori di frutta rossa matura pronti per la confettura. Esso, inoltre, ha un’etichetta ed un packaging tutto suo! Direi che non c’è altro da aggiungere per descrivere questa bella realtà friulana.

Il proverbio dice “Non c’è due, senza tre…ed il quattro vien da sé” quindi di logica dovrei presentarvi una quarta azienda friulana ed invece vi voglio stupire andando in Veneto e per la precisione a Fumane in Valpolicella per presentarvi quest’azienda giovane ma nello stesso tempo con le spalle belle larghe: La Tenuta Ugolini.

L’azienda veronese era presenta alla manifestazione con la loro rappresentante commerciale Arianna Azzolini. Immersa nel cuore della valpolicella classica si trova ad avere dei terreni prettamente vulcanici dove le proprie vigne, per scelta del fratello maggiore Gian Battista Ugolini, sono soggette ormai da più di vent’anni, a trattamenti omeopatici allo scopo di rafforzare le difese immunitarie.

Incuriosito da quest’approccio ho ulteriormente indagato e sono venuto a scoprire che questi trattamenti naturali spingono la vite a sviluppare le proprie radici in profondità per ricercare naturalmente i Sali minerali e l’azoto ed uno di questi trattamenti, forse il più importante, prende il nome di sovescio.

“Il concetto” mi spiega la mia intervistata “E’ semplice ...... la Famiglia Ugolini crede che come l’essere umano possa migliorarsi e curarsi con prodotti naturali anche la vite essendo materia viva possa fare la stessa identica cosa” ed infatti hanno ottenuto varie certificazioni europee ed internazionali tra le quali la “Biodiversity Friend” che attesta come le loro viti sono in perfetto equilibrio con la terra.

Posseggono cinque terreni, sparsi nel raggio nel raggio di 10/15 kilometri dall’azienda, ed ognuno costituisce un CRU (Infatti ogni vino porta il nome del vigneto dal quale provengono le uve) e si trovano tra i 150 ed i 650 metri sul livello del mare ed ogni singolo terreno ha una sua morfologia diversa (dall’argilla, alla pietra fino alla pietra lastorale compatta) che rende di conseguenza ogni vino diverso.

La seconda particolarità che mi ha colpito di quest’azienda riguarda il fatto che i terreni sono rimasti fermi per anni prima di ritornare a vendemmiare (prima vendemmia 2010) perché i figli che erano subentrati al padre hanno voluto puntare subito sul concetto di biodiversità e questo li ha portati a “pulire” e “sanificare” il terreno dalla chimica presente comportando ovviamente uno slittamento importante dell’attività vinicola.

Tale azienda però non si ferma ai trattamenti in vigna ma anche in cantina segue un disciplinare molto rigido (esempio: lavorano in assenza di ossigeno) che prevede tra l’altro l’utilizzo esclusivo di botti di rovere francese ordinate su misura.

In effetti, i loro vini soprattutto nel “Pozzetto” (Valpolicella Classico) emergono questi sentori fruttati in maniera intensa ed esaustiva che soddisfano gusto, olfatto e palato. Per essere considerato il “vino base” dal quale si parte per una degustazione le prospettive sono allettanti. Vigna, qualità e tanta attenzione alla terra caratterizzano in maniera importante quest’azienda.

Amici, siamo giunti alla fine di questo viaggio tra i sapori del Nord Est è spero vivamente che vi sia piaciuto.

Alla prossima trasferta dal vostro Gulliver.