Bassano Wine Festival  - Seconda Parte

Amici, spero che l’attesa non vi abbia consumato troppo perché ho appena sfornato la seconda parte del mio tour enogastronomico in quel di Bassano. Questa volta vi presenterò tre realtà molto diverse tra di loro per storia, obbiettivi e leccornie proposte, ma accomunate dal fatto di trovarsi all’interno della stessa regione: il Veneto.

Sono sicuro che colpiranno la vostra attenzione come hanno fatto con me perché si tratta proprio di  vere e proprie chicche della quale Italia né è piena in ogni dove.

Bando alle ciance e partiamo!! Prendendo in mano la mappa del Veneto la nostra prima tappa è un piccolissimo borgo alle pendici del Parco Naturale delle Dolomiti Bellunesi chiamato Vignui di Feltre (Vignui significa Vigna in Feltrino) dove conosciamo dei veri e propri eroi vinicoli che hanno fondato l’azienda Pian delle Vette.

A Bassano erano presenti con Micaela una delle collaboratrici storiche dell’azienda; la quale mi spiega come il tutto sia partito da un iniziativa attivata dal 2009 da parte della Regione Veneto di voler riportare la coltivazione dei vitigni in questa zona visto che fino ai primi del novecento si produceva vino; ma tra prima guerra mondiale, migrazione e Vajont tutto è andato perduto con annessa estirpazione delle poche viti rimaste.

Un vero peccato, considerando anche il fatto che la zona di produzione partiva da Fonzaso fino alla zona di Sedico (fascia di circa 40 km!!!)

Immaginate: altitudine minima sui 600 metri, forti escursioni termiche, neve d’inverno e caldo d’estate, terreni minerali ed acidi. Si tratta di condizioni particolari che richiedono vitigni temprati e per questo la scelta è ricaduta sui Trentini (aromatici e non) come il Pinot Nero, Teroldego, Muller e Gewurztraminer e due Svizzerrotti (Gamarat e Diolinior) senza dimenticarsi della Bianchetta (unico autoctono della zona).

 “La vera difficoltà” mi disse Micaela “E’ che bisogna starci dietro molto, curarle per bene anche se rispetto alla valle essendo noi sulla costa soffriamo lievemente di meno l’inversione termica che invece si sente eccome in pianura”

Con questo scenario alle spalle; i proprietari non si sono limitati alla produzione di vini rossi e bianchi fermi (sottolineo la mineralità e freschezza del Teroldego) ma hanno voluto “azzardare” entrando a bomba nel mondo degli spumantizzati con il “loro” metodo classico (72 mesi fermo sui lieviti) denominato Mat’55 in onore della popolazione locale che appena saputa la notizia di questo progetto ha apostrofato il tutto con un “Ma questi sono matti!!”

 

Una scelta coraggiosa che secondo la mia intervistata sta riscontrando il gusto del pubblico perché attratto dal fatto che si tratta di qualcosa fuori dagli schemi territoriali classici.

Oltre al "Granpasso" (il Teroldego di prima) mi ha colpito il “Croda Bianca” per la contemporanea freschezza e vivacità.

Vivacità, quest’ultima, data da una breve criofermetazione con le bucce per 24 ore ad 8°gradi.

Prima di lasciarla agli altri avventori la Signora Micaela mi sottolinea la presenza di una piccola associazione locale composta dalle 5 cantine della zona che prende il nome di “Consorzio coste del Feltrino” nata per riportare alla ribalta questa bello ma impervio pezzo d’Italia.

Lasciati i nostri eroici feltrini ci trasferiamo proprio a Bassano del Grappa per conoscere Irene e Daniele che meno di tre anni fa assieme ad Alessandro (il loro terzo socio non presente alla manifestazione) hanno aperto poco fuori la città bassanese un piccolo ristorantino di pesce dal nome L’Ostrica Ubriaca.

 

Le iniziative, soprattutto quelle vincenti, nascono molte volte per caso com’è successo a questi ragazzi marchigiani che girovagando per questa zona durante una vacanza hanno intravisto un locale con la scritta affitasi e dopo una breve visita hanno deciso subito di bloccarlo senza alcun ripensamento.

Gli inizi” come Irene sottolinea “Non sono stati facili perché non essendo natii della zona ci mancavano  un po’ di appoggi logistici, ma vuoi per il nome intrigante, un po’di pubblicità e per il passaparola creato dai primi clienti siamo riusciti a crescere velocemente...insomma non siamo partiti da zero… ma da sottozero nonostante avessimo già lavorato in questo settore per diversi anni”

 Il pesce come sapete è un alimento delicato e duttile che può essere lavorato tradizionalmente come facevano le nonne oppure fungere da ottima base di partenza per sviluppare nuove pietanze ed è proprio questo mix che i tre giovani ristoratori marchigiani propongono ai loro clienti perché si parte dal classico della cucina adriatica fino a ricette più sofisticate.

Già da queste prime battute son sicuro che l’idea di fare un salto già c’è l’avete in testa, ma se aggiungo il fatto che loro stessi producono artigianalmente tutto il companatico che serve ad un ristorante come pane, grissini e dolci allora l’idea si trasformerà in azione.

Questa scelta dell’Homemade se ci pensiamo bene è logica se si vuole proporre al cliente un prodotto di alta qualità.

Concetto che la stessa Irene rimarca in maniera netta “Per me è la cosa che ha più senso perché aprire un ristorante per poi offrire al cliente del pane acquistato da fuori rischi di non trasmettere la tua  passione ai clienti”

Sono proprio i dettagli come questi che legano un cliente al ristoratore!!

Ci sarebbero tante altre cose da dire riguardo questa bella iniziativa ma dovete andarli a trovare perché certe cose si possono capire solo sul campo!! (N.B: se siete amanti dei cartoni animati avete già capito da dove hanno preso ispirazione per il nome del locale!!)

Feltre, Bassano ed ora Legnago. L’ultima tappa del nostro tour ci porta a sud di Verona dove conosciamo Anna e Francesca Gobbi e la loro azienda molto particolare a base di Merlot!

Non si tratta della classica azienda che lavora il Merlot come tutti noi conosciamo perché le sorelle Gobbi hanno puntato su due particolari varianti dello stesso: il Passito e lo Spumantizzato!

 Anna mi spiega come quest’idea sia venuta fuori da un attenta analisi del territorio “A nostro avviso bisognava proporre qualcosa di nuovo ed alternativo per il fatto che non abitando in una zona a forte tradizione vinicola avremmo avuto delle difficoltà  a promuovere un Merlot classico, quindi abbiamo capito che dovevamo stupire il pubblico è l’unico modo per farlo era produrre vini speciali come questi”

Scelta interessante, ma nello stesso tempo rischiosa perché in Europa sono pochissimi a produrre Merlot Spumantizzato; eppure, ho trovato in esso una buona bollicina, persistente, fine e in grado di solleticare il palato lasciando una bella freschezza.

 

Ammetto che in un primo momento collegare le sensazioni olfattive di Amarena e Lampone tipiche del Merlot all’effetto bollicina in bocca non è stato semplice, ma dopo qualche secondo i due sensi si sono gradevolmente tarati sulla stessa onda cosi come la vista.

E’ uno spumante ma si comporta come un bel Merlot Giovane (n.b: sugli impianti di Merlot si viaggia su una età media di 50 anni)

“Il fatto di non proporre il classico Merlot da tavola” continua Anna “E’ la nostra forza perché riscontriamo una maggiore attenzione da parte della clientela; la quale, appena prova i nostri vini si trova di fronte ad un esplosione di gusti soprattutto nel passito”

Un prodotto cosi speciale, non poteva che richiedere un packaging altrettanto importante ed infatti sia le etichette che il logotipo sono state create da un designer amico di Anna; il quale, dopo aver conosciuto anche l’altra sorella decise di puntare sul concetto della duplicità che unisce.

 

 

Tale scelta grafica è presente in tutte le etichette da quella del passito dove sono raffigurati due ballerini di tango ma con teste diverse, a quella usata per lo spumante dove una pietra preziosa  è stata accostata ad un agrume.

Due sorelle, due teste diverse ma unite in questa golosa avventura che intriga assai!

Amici, siamo giunti alla fine di questa singolar tenzone e spero di tutto cuore che le cinque meraviglie presentante siano valse il prezzo del biglietto!!!

Alla prossima dal vostro Gulliver